Mostre

In questa sezione vengono proposte le visite alle mostre più importanti in corso a Roma


Museo di Roma Palazzo Braschi

Dal 15 Giugno al 15 Ottobre 2017

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Con una scelta espositiva di oltre 200 opere grafiche, equamente ripartite tra la Fondazione Giorgio Cini e le collezioni del Museo di Roma di Palazzo Braschi, viene data piena illustrazione alla variegata attività di Giovan Battista Piranesi (1720-1778), il grande incisore e architetto votato alla riscoperta dell’archeologia, che applicò la matrice vedutistica della propria formazione veneta a una immediata passione per le grandiose rovine di Roma, dove si trasferì nel 1740.

La sua vastissima produzione, caratterizzata da visioni prospettiche scenograficamente esasperate e da violenti effetti luministici, ne fece uno degli artisti di maggior successo in un mercato in veloce espansione qual era quello romano nel periodo culminante del Grand Tour internazionale.

Il percorso fra le sue opere più celebri vede quindi esposte le grandi Vedute di Roma, i fantasiosi Capricci, le celeberrime e suggestive visioni della serie delle Carceri, fino alle varie raccolte di antichità romane appartenenti alle collezioni del Museo di Roma e della Fondazione Cini di Venezia.


Museo dell’ Ara Pacis

Fino al 17 Ottobre 2017

Spartaco- - Copia

Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto. Un’intera economia basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza di 6 fino a 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Grazie ad un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata dallo schiavo e gladiatore trace Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. I diversi ambiti della schiavitù ai tempi dell’impero vengono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico.

Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.


Museo di Roma Palazzo Braschi

Fino al 7 Maggio 2017

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 Con circa 90 opere provenienti da tutto il mondo, a impreziosire il Museo di Roma a Palazzo Braschi giunge la grande mostra Artemisia Gentileschi, un percorso che svela gli aspetti più autentici dell’artista, attraversando un arco temporale che va dal 1610 al 1652. Arriva nella Capitale una grande mostra romana dedicata a una delle artiste più appassionanti e amate dal grande pubblico, Artemisia Gentileschi: dal 30 novembre 2016 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, magnifico edificio del XIX secolo, tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II.  L’esposizione, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, nasce da un’idea di Nicola Spinosa, avvalendosi di un prestigioso comitato scientifico ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana. L’artista, nata a Roma nel 1593 e morta a Napoli nel 1653, protagonista di noti episodi drammatici e scandalosi, ha vissuto e lavorato principalmente in tre città: Firenze (dal 1613 al 1620), Roma (dal 1620 al 1626) e Napoli (dal 1626 al 1630). La mostra è un viaggio nella vita e nell’arte di Artemisia, con un approfondito esame degli scambi e delle influenze con gli artisti a lei vicini. Frutto di un lunghissimo lavoro preparatorio, la mostra vanta prestiti da tutti i principali musei del mondo – dal Metropolitan Museum di New York, dal Museo di Capodimonte, dal Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze e dal Národní galerie v Praze di Praga -, ed opere straordinarie quali Giuditta che taglia la testa a Oloferne (Museo di Capodimonte), Ester e Assuero (Metropolitan Museum di New York), Autoritratto come suonatrice di liuto (Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut) e moltissime altre. Accanto alle opere di Artemisia, anche quelle dei grandi protagonisti del ‘600 come Cristofano Allori, Simon Vouet, Giovanni Baglione, Antiveduto Grammatica  e Giuseppe Ribera.


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fino al 31 Gennaio 2016
SCUDERIE DEL QUIRINALE

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Con una grande mostra monografica divisa in due sedi, Roma celebra – a quindici anni dalla morte – Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001), maestro tra i più originali ed enigmatici del Novecento, il cui rapporto con la Città Eterna fu decisivo per gli indirizzi della sua arte.
Nato a Parigi da padre polacco, che fu un noto critico d’arte, e madre russa, una pittrice e animatrice di importanti salotti culturali, Balthus trascorre l’infanzia tra Berlino, Berna e Ginevra al seguito degli irrequieti genitori, rientrando in Francia solo nel 1924 imbevuto di cultura mitteleuropea. Folgorato in giovane età dai maestri del Rinascimento toscano e in particolare da Piero della Francesca, scoperti in occasione di un primo viaggio in Italia, nel 1926, Balthus concepisce le sue composizioni attraverso un pensiero figurativo e una chiarezza logica ereditati dalla cultura artistica italiana. È proprio da questa tradizione – integrata dalla conoscenza dei movimenti italiani del Realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca – che trae origine quell’enigmatica staticità che è caratteristica distintiva della sua produzione pittorica, in particolare quella che risale agli anni Trenta. Dopo la guerra, la pittura di Balthus si fa più densa, mentre le iconografie, più orientate sul nudo, prendono ad oggetto ragazze adolescenti rappresentate in momenti riservati o contemplativi.
Sulla sua originaria devozione verso la cultura italiana si innesta, a partire dal 1961, la cruciale esperienza del soggiorno romano come direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Nello svolgimento di questo prestigioso incarico durato 17 anni, Balthus approfondisce la pratica del disegno e della pittura e si misura col progetto magno del restauro dell’edificio.
Circa duecento opere, tra quadri, disegni e fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani oltre che da prestigiose collezioni private, compongono un avvincente percorso in due segmenti: alle Scuderie del Quirinale una completa retrospettiva organizzata intorno ai capolavori più noti, a Villa Medici un’esposizione che, attraverso le opere realizzate durante il soggiorno romano, mette in luce il metodo e il processo creativo di Balthus: la pratica di lavoro nell’atelier, l’uso dei modelli, le tecniche, il ricorso alla fotografia.


 

CoBrA: Una grande avanguardia europea (1948-1951) 4 dicembre 2015 – 3 aprile 2016

Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla


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UNA DOLCE VITA? DAL LIBERTY AL DESIGN ITALIANO 1900– 1940. Domenica 29 Novembre ore 16.50. MOSTRA AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI. 16 OTTOBRE 2015-17 GENNAIO 2016
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Nell’Italia di inizio Novecento, le arti decorative, già eredi di un’importante tradizione artigianale e artistica, si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Ebanisti, ceramisti e maestri vetrai lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo, dando vita a un vero e proprio “stile italiano” destinato a influenzare la nascita stessa del design moderno.

Si tratta di un periodo di “ottimismo paradossale”, di intensa creatività con, sullo sfondo, una società in profonda trasformazione, alimentata all’inizio dalle speranze del governo Giolitti, ma presto costretta a subire il trauma della Prima guerra mondiale e il tragico esito del regime mussoliniano.
Per esplorare un simile contesto, la mostra procede attraverso un percorso cronologico composto da oltre cento opere e basato su un dialogo continuo tra arti decorative e arti plastiche. L’inizio del Novecento è caratterizzato dall’affermazione dell’ Art Nouveau, noto in Italia come “stile Liberty” o “floreale”. Al gusto Liberty, divenuto lo stile dominante della nuova classe borghese, si opporrà con la sua volontà “antipassatista” il Futurismo. Questo movimento d’avanguardia, nato nel 1909 dalla mente di Tommaso Marinetti, si estenderà tuttavia alla arti decorative solo dopo la Prima guerra mondiale, durante il cosiddetto “Secondo Futurismo”. In maniera analoga, una visione incantata, sospesa tra ispirazione classica e gusto déco, caratterizza le ceramiche di Giò Ponti, o ancora le prime creazioni in vetro di Carlo Scarpa. Per quanto riguarda la produzione architettonica e l’arredo, lo stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi coincide con il ritorno al classicismo celebrato dal “Novecento”, il movimento sostenuto da Margherita Sarfatti e destinato a diventare il mezzo di espressione ufficiale del regime fascista. Negli stessi anni, il regime seppe tuttavia aprirsi agli esperimenti modernisti di artisti quali Giuseppe Terragni e Mario Radice (gli autori della famosa Casa del Fascio di Como), a cui si avvicinano le opere astratte di Fontana, Melotti o ancora Licini.
 
Infine, nel campo delle arti applicate, lo stile razionalista – conformemente alle tendenze europee artisti come Albini, Baldessari, Figini e Pollini, segnano il passaggio verso la produzione industriale e il design nella sua accezione moderna


Nutrire l’Impero. Storie di alimentazione da Roma e Pompei. Museo dell’Ara Pacis  fino al 15 novembre 2015

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Cosa e come mangiavano gli antichi romani? Come trasportavano migliaia di tonnellate di provviste dai più remoti angoli della terra? Come facevano a farle risalire lungo il Tevere fin nel cuore della città? E come le conservavano durante tutto l’anno?


Queste le domande su cui si basa la mostra mettendo in mostra reperti da Roma, Ostia, Pompei ed Ercolano.
Il percorso espositivo si basa su tre sezioni: nella prima si illustra il tema dell’approvvigionamento degli alimenti, del loro trasporto e distribuzione e del loro confezionamento immagazzinamento e consumo. Nella seconda sezione si seguirà il destino delle merci a Roma, Pompei e in quell’importanti centri di distribuzione che furono Ostia e Portus (in particolare per questi centri si illustreranno i risultati degli ultimi scavi a cura della Soprintendenza di Ostia dell’Università di Southampton). Nella terza sezione è illustrato il tema del consumo degli alimenti dal cibo di strada ai pranzi nelle domus patrizie.
Un’occasione unica per approfondire questo tema affascinante, accompagnati da archeologi che da anni sono specializzati nello studio proprio dei vasi in cui il cibo veniva conservato e consumato.


IMPRESSIONISTI tête a tête. Capolavori del Musée D’Orsay. MOSTRA AL COMPLESSO DEL VITTORIANO. Dal 15/10/2015 al 7/02/2016
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L’esposizione traccia un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni, grazie ai capolavori provenienti da uno dei nuclei fondamentali del Musée d’Orsay, le raccolte impressioniste.

Curata da Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay, e da Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay, l’esposizione prende in esame i sessant’anni di pittura francese (1860-1919) in cui nacque, si sviluppò e si affermò la pittura impressionista, e i suoi esiti finali, il postimpressionismo.
Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot: questi, tra i tanti, gli artisti presenti al Complesso del Vittoriano, in una rassegna di oltre sessanta opere, tra cui anche dieci sculture. Attraverso i volti, gli abiti, le posture e gli accessori dei personaggi ritratti, attraverso i luoghi e le ambientazioni in cui essi sono inseriti .
“IMPRESSIONISTI. Tête-à-tête” offrirà la possibilità di ricostruire l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli artisti impressionisti; e, soprattutto, e di cogliere quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento impressionista fu portavoce. Le opere scelte, alcune diventate vere e proprie icone dell’impressionismo, mettono in luce gli aspetti innovativi del movimento artistico ed evidenziano, allo stesso tempo, le connotazioni delle singole personalità.


augustoRivoluzione Augusto. L’imperatore che riscrisse il tempo e la città.

Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo dal 17/12/2014 al 2/06/2015

Nell’ambito delle iniziative legate ai festeggiamenti del Bimillenario Augusteo, il Museo, che conserva opere della massima importanza riconducibili alla figura di Augusto a cominciare dalla statua che lo rappresenta come Pontefice Massimo, custodisce anche le lastre, eccezionalmente conservate, dei Fasti Praenestini.
Augusto modifica l’organizzazione del tempo nella capitale, e quindi nell’impero, introducendo delle festività in onore del principe e della domus Augusta. Una vera e propria rivoluzione che fa del calendario uno strumento di propaganda della figura del princeps.
La mostra si arricchisce di strumenti multimediali che ripercorrono i principali luoghi augustei e fanno rivivere la personalità più intima dell’imperatore.


   morandiGiorgio Morandi. 1890-1964 .Complesso del Vittoriano dal 27-02-2015 al 21-06-2015

 L’esposizione documenta la vicenda artistica del pittore bolognese  attraverso un numero cospicuo di opere di grande rilevanza che provengono da importanti istituzioni pubbliche e da  prestigiose collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico concessi eccezionalmente in prestito e accostati in modo inedito secondo un progetto mirato, pensato appositamente da Maria Cristina Bandera per questa occasione romana. Roma accoglie l’opera di Giorgio Morandi dopo la mostra postuma curata da Cesare Brandi alla Gnam di Valle Giulia nel 1973, con una esposizione straordinaria che conferma l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo. Un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso, proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione e nel 2014 con la mostra “Mario Sironi. 1885-1961”. Accanto ai dipinti ad olio – circa 100 – saranno riunite in un percorso di lettura critica anche le opere incisorie, attestazione di una attività non secondaria ma parallela a quelle pittorica che valse a Morandi nel 1953 il riconoscimento internazionale del Gran Premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo in Brasile. Le incisioni saranno eccezionalmente affiancate dalle rispettive matrici in rame provenienti dall’Istituto Nazionale per la Grafica, abitualmente non esposte al pubblico per ragioni conservative. Sarà inoltre presente una sezione notevole di finissimi disegni e di  acquerelli, vere e proprie opere autonome dall’asciuttezza espressiva e esiti assoluti della ricerca costante di essenzialità di Morandi.


Renato Mambor. Atto Unico.  MACRO dal 20-12-2014 al 09-03-2014 mambor

 Renato Mambor (Roma, 1936) – tra i protagonisti di quel particolare filone creativo sviluppatosi    negli anni Sessanta in ambito romano e passato alla storia come Scuola di Piazza del Popolo – si  distingue per una ricerca iconica e oggettuale che tende a scardinare codici linguistici precostituiti. La sua opera si pone al confine tra varie forme espressive e, attraverso la sperimentazione di linguaggi diversi e l’abbandono dell’oggetto pittorico in sé, si apre sempre ad un rapporto metalinguistico tra parole, immagini, cose e persone, creando un cortocircuito vitale tra oggetto e soggetto.

La mostra si concentra sul periodo che va dal 1969 al 1989 e vuole essere una riflessione sul tema dello sconfinamento tra arte e vita, che l’artista ricerca nel teatro, trasformando il suo fare arte in un laboratorio permanente.

Oltre 30 opere in mostra dedicate al teatro, alcune concepite da Mambor come veri e propri rebus, grandi cartoni in cui, dietro a un particolare, si nasconde un piccolo enigma da decifrare.



“MARIO SIRONI 1885-1961”. Complesso del Vittoriano
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Tra i più grandi Maestri del Novecento italiano, Mario Sironi viene presentato al Complesso del Vittoriano di Roma con una grande retrospettiva.  Attraverso le sue opere più significative si intende ricostruire la complessa attività del Maestro, ripercorrendo tutte le stagioni della sua pittura, dagli esordi simbolisti al momento divisionista, dal periodo futurista a quello metafisico, dal Novecento Italiano alla pittura murale fino alle opere secondo Dopoguerra. Sironi è stato uno dei più originali pittori italiani, nonché tra i più rappresentativi della sua epoca, come testimonia la stima dei colleghi, e non solo, nei suoi confronti. Attraverso novanta dipinti, e attraverso bozzetti, riviste, e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra, partendo dalle creazioni giovanili fino ad arrivare quelle degli ultimi giorni, intende far conoscere meglio un artista di statura europea, del quale lo stesso Picasso diceva “avete un grande Artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”. Cuore pulsante dell’esposizione romana saranno le opere monumentali di Sironi, come Il lavoratore (1936) e L’Impero (1936), perché, spiega ancora la curatrice, «la grandiosità di quella che, non per caso, è chiamata Città Eterna influenza profondamente la sua concezione dell’arte. L’ideale della Grande Decorazione che Sironi coltiva negli anni trenta si forma in lui ben prima di quegli anni (e ben prima del fascismo), guardando l’Arco di Tito e il Colosseo, la basilica di Massenzio e la Colonna Traiana, il Pantheon e le Terme di Caracalla, gli affreschi di Raffaello e di Michelangelo».


FRIDA KAHLO  20 Marzo – 31 Agosto 2014.  Scuderie del Quirinale.

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Frida Kahlo la ribelle, l‘ocultadora, l’ironica pasionaria dell’arte, fu il simbolo dell’avanguardia e dell’esuberanza artistica della cultura messicana del Novecento.
La mostra alle Scuderie del Quirinale, presenta l’intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo i capolavori assoluti delle principali collezioni, raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Europa e Stati Uniti. Oltre 40 straordinari capolavori, tra cui il celeberrimo Autoritratto con collana di spine e colibrì del 1940, per la prima volta esposto in Italia, o l’Autoritratto con abito di velluto del 1926, dipinto a soli 19 anni ed eseguito per l’amato Alejandro Gòmez Arias, dove il suo collo allungato recupera l’estetica di Parmigianino e di Modigliani.

Una selezione di disegni completa il progetto, tra cui il Bozzetto per “Henry Ford Hospital” del 1932, il famoso corsetto in gesso che tenne Frida prigioniera negli ultimi, difficili anni della sua malattia e che l’artista decorò con una serie di simboli dipinti e, infine, alcune eccezionali fotografie, in particolare quelle realizzate da Nickolas Muray, tra cui Frida Kahlo sulla panca bianca del 1938 diventata poi una famosa copertina della rivista Vogue.
Il tema principale è, quindi, l’autorappresentazione che Frida elabora attraverso i linguaggi protagonisti delle varie epoche e che ci restituisce lo specialissimo significato che ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali.


WARHOL  18 Aprile – 28 Settembre 2014.  Fondazione Roma Museo Palazzo Cipolla.

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Marilyn Monroe, Mao e Liz Taylor. Tre nomi che sono diventati icone ora sono in mostra insieme, in compagnia di altri volti noti ritratti in maniera inconfondibile da colui che è considerato padre della Pop Art. L’esposizione,  dopo la tappa milanese a Palazzo Reale, dove ha contato 225mila visitatori, arriva nella Capitale. Sono esposte tele, serigrafie, foto, tutte dalla collezione di Peter Brant, grande collezionista e amico di Warhol. Acquistò il suo primo lavoro nel 1967 per pochi dollari poi non smise mai, per oltre quaranta anni: oggi quel tesoro artistico, e ormai anche storico, è in buona parte in mostra.
Vedremo fra le altre opere, una delle quattro Marilyn del 1964, la “Shot Ligth Blue e i primi “Flowers” e “Campbell’s Soup”. Oltre ai lavori più noti, ce ne sono anche alcuni meno visti: “Ladies & Gentlemen”, la serie dedicata alle Drag Queens di New York, la grande tela “Oxidation Painting” realizzata nel 1978 dipinta non con i soliti colori fluorescenti, ma con pigmenti di rame e urina. Nella mostra c’è spazio anche per una sezione interamente dedicata alle famose polaroid: qui si ritrovano proprio tutti i protagonisti di un’epoca, immortalati da vicino e nel pieno del loro successo, dal collezionista e gallerista Leo Castelli a cui Warhol scattò la foto nel 1972, allo stilista Yves Saint-Laurent ritratto nello stesso anno, sempre con la macchina fotografica istantanea. Nel 1975 Warhol non si fece sfuggire un Mick Jagger sbarbato e a torso nudo, a fine anni Settanta incluse nella sua galleria, tra i tanti nomi, Pele e Liza Minelli. E poi neppure negli anni Ottanta, quando con la sua polaroid rubò la giovinezza di Sylvester Stallone, Diana Ross, Jane Fonda. Una intera sezione è dedicata alla “Silver factory”: il leggendario studio creato nel 1962 in un edificio ormai demolito in Midtown Manhattan, spazio che fece da ritrovo-officina a un’intera generazione di artisti e ricreata con l’argento alle pareti, proprio come erano al quinto piano di 231 East 47th Street.


Gli Etruschi e il Mediterraneo. La Città di Cerveteri.

15 aprile-20 luglio 2014. Palazzo delle esposizioni

12. Sarcophage_LouvreOrganizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée du Louvre-Lens, la mostra rappresenta un’occasione irripetibile per raccontare in modo nuovo la storia di una straordinLOGOaria civiltà del mondo antico, quella etrusca. Per la prima volta in una mostra viene presentata non in maniera generale, ma concentrando l’attenzione su una singola città – Cerveteri – che spicca per grandezza e importanza nel contesto delle relazioni tra i popoli del Mediterraneo antico. Questa città, infatti, che gli Etruschi chiamavano Kaisraie, i Greci Agylla, e i Romani Caere, è emblematica della grandezza della civiltà etrusca: occupa un posto centrale in Italia e nel Mediterraneo durante tutto il I millennio a.C. Nell’antichità, non a caso, Caere era considerata “la più prospera e popolata delle città dell’Etruria”, come scrive lo storico greco Dionigi di Alicarnasso. Di questa metropoli dell’Italia antica distante solo 50 km da Roma, la mostra intende ripercorrere quasi dieci secoli di storia: in che modo comunità distinte costituirono progressivamente una città; come questa città proiettata sul mare divenne una delle principali potenze del Mediterraneo; come questa città che rivaleggiava per importanza con Roma fu infine dominata da quest’ultima ed assorbita nel corso del I secolo a. C. dall’impero romano nascente. La storia di Cerveteri e dei suoi abitanti, i Ceriti, non ci è nota soltanto dai testi antichi: da due secoli emerge poco a poco dal sottosuolo


OSSAScritto Nelle Ossa. Vivere, Ammalarsi e Curarsi a Roma in Età Imperiale

fino al 30 aprile 2014. Museo della Via Ostiense

Una carrelata sui recenti studi di antropologia fisica nelle necropoli recentemente scavate a Roma e nel Suburbio


Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano

fino al 27 aprile 2014. Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

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Il Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, è uno dei più grandi monumenti funerari. Ha ospitato le spoglie dell’imperatore Adriano e dei suoi successori fino a Caracalla, come prima il Mausoleo di Augusto aveva accolto le spoglie imperiali di Augusto e della sua gens. Il ponte lo collegava al Campo Marzio, non a caso l’area destinata ai grandi funerali di Stato.
Il funus imperatorum, ossia il funerale imperiale con la divinizzazione dell’imperatore, cioè l’apoteosi che decretava la sua trasformazione in divus, per la prima volta celebrata a Roma con i funerali di Augusto, era l’ultimo atto di un lungo processo che già nella Repubblica aveva visto salire agli onori dei funera publica gli uomini più carismatici e meritevoli. A questo proposito Cicerone, nel Somnium Scipionis, spiegava come il viaggio celeste fosse comunque il destino dell’uomo che si fosse distinto in favore dello Stato, e illustrava le teorie dell’immortalità dell’anima e della sfericità del cosmo sulle quali si fondava l’idea dell’ascesa in cielo delle anime elette. La mostra intende valorizzare il significato storico del Mausoleo di Adriano partendo dall’altissima qualità della sua architettura. Il percorso si articola partendo dalla sue fondazioni e dagli spazi rituali delle sepolture imperiali, e narra le origini storico-religiose della divinizzazione dell’imperatore, iniziando dal culto degli eroi in Grecia -Eracle- e sul suolo italico – Enea e Romolo- al culto dei sovrani, da Alessandro Magno in poi. Le opere esposte sono di grande interesse storico, come la Brocchetta di Ripacandida, il rilievo di Amiternum, il Cammeo di Nancy, e il Dittico in avorio di Quinto Aurelio Simmaco, le immagini di imperatori divinizzati e le maquette dei principali monumenti, il percorso della mostra descrive le origini e l’evoluzione storica dell’apoteosi e del viaggio celeste


Mostri. Creature Fantastiche della Paura e del Mito

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Dal 20 dicembre 2013 a Palazzo Massimo sarà aperta al pubblico la mostra “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”.

Oltre cento reperti archeologici, provenienti da musei italiani ed esteri – Atene, Berlino, Basilea, Vienna, Los Angeles e New York – illustrano l’evoluzione iconografica di Minotauro, Grifi, Chimere, Gorgoni, Pegaso, Sfingi, Arpie, Sirene, Satiri, Centauri, Idra di Lerna, Scilla ed altri mostri marini, dall’Oriente alla Grecia, fino al mondo etrusco, italico e romano.  A ricordarci che l’arte classica non ritrae esclusivamente la bellezza ideale di dèi ed eroi, ma anche una serie di creature dell’orrore, nelle quali da sempre gli uomini proiettano gli aspetti più oscuri di sé. La mostra si articola lungo un percorso labirintico, come la forma antica del viaggio iniziatico che ogni eroe deve affrontare prima di “uscire a riveder le stelle”. La persistenza delle figure mitologiche nella cultura moderna e contemporanea è illustrata dalle tele Creta (di Alberto Savinio), Medusa (di un pittore fiammingo anonimo della prima metà del XVII secolo), Perseo libera Andromeda (del Cavalier d’Arpino).

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