La Roma del ‘900

eur 1. L’EUR. Metafisica della romanità

Il quartiere dell’EUR, voluto da Benito Mussolini, fu pianificato per celebrare i vent’anni della marcia su Roma e della presa del potere da parte del fascismo, in occasione di una fastosa fiera internazionale. Originariamente noto come E42, il suo nome fu variato in E.U.R. (acronimo di Esposizione Universale di Roma). L’esposizione, tuttavia, non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, e il progetto originario non fu mai portato a termine: il progetto definitivo fu infatti presentato nel 1939, a guerra iniziata, e i lavori (drasticamente rallentati dalla situazione bellica) si interruppero solo tre anni dopo, proprio nell’anno 1942 nel quale, secondo le intenzioni, il complesso avrebbe dovuto essere inaugurato. Il progetto fu presentato nel 1938, sotto la direzione di Marcello Piacentini. Il modello è ispirato, secondo l’ideologia fascista, all’urbanistica classica romana, apportandovi gli elementi del Razionalismo Italiano. La struttura prevede un impianto viario ad assi ortogonali ed edifici architettonici maestosi ed imponenti, massicci e squadrati, per lo più costruiti con marmo bianco e travertino a ricordare i templi e gli edifici della Roma imperiale. Il simbolo di questo modello architettonico è il cosiddetto Colosseo Quadrato, soprannome dato al Palazzo della Civiltà Italiana (noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro) opera degli architetti Guerrini, La Padula e Romano e ispirato all’arte metafisica.

Visiteremo, quindi, un luogo che intende fare rivivere l’estetica della “romanità”, inspirandosi a modelli ed estetiche principalmente augustei, coniugata con soluzioni architettoniche assolutamente “moderne”.

2. Il “quartiere” Coppedè. Architettura a Roma fra Liberty e “pastiche” ecletticoquartiere-coppedè

Il “quartiere Coppedè, un complesso di 26 palazzine e 17 villini che sorge tra la Salaria e la Nomentana, è un originalissimo mix di arte Liberty, Art Decò e influenze eclettiche di arte greca, gotica, barocca e medievale.
Un “arcone” riccamente decorato che congiunge i due palazzi degli ambasciatori, dal quale scende un grande lampadario in ferro battuto, definisce l’ingresso del quartiere realizzato, tra il 1913 e il 1926, dall’architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome.
L’insieme dei fabbricati, l’incredibile “pastiche” di linguaggi architettonici, che immergono il visitatore nell’ atmosfera sfarzosa e teatrale degli inizi ‘900 si articola intorno a piazza Mincio, dove lo spazio centrale è occupato dalla Fontana delle Rane: un’imponente fontana popolata appunto da 12 rane, anche nota per il bagno che i Beatles vi fecero vestiti dopo un loro concerto tenuto nella vicina discoteca Piper.
La piazza è circondata da fabbricati differenti per forma e dimensione; i due edifici più rilevanti, decorati in modo sovrabbondante e fantastico sono: la Palazzina del Ragno di ispirazione assiro-babilonese che si contraddistingue per un grande ragno sulla facciata e il Villino delle Fate caratterizzato da una totale asimmetria, con archi e fregi medievali realizzato con la fusione di diversi materiali, come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro.
La dimensione quasi esoterica di questo luogo ha ispirato più di un film fantastico: il quartiere Coppedè ha ammaliato Dario Argento che lo ha utilizzato come location di due tra i suoi più famosi lavori: “Inferno” (1980) e “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970), ma qui è ambientato anche un capolavoro come “Il profumo della signora in nero” di Francesco Barilli (1974).

3. Il Foro Italico (Foro Mussolini)

Il Foro Italico, inaugurato nel 1932 col nome di Foro Mussolini,  è un vasto complesso sportivo  ideato e realizzato da Enrico del Debbio fra il 1927 ed il1933e completatodopo la guerra.Le prime opere del complesso architetforo mussolini mosaico all epocatonico furono inaugurate il 4 novembre 1932: l’Accademia fascista maschile di educazione fisica, il Monolito, lo Stadio dei Marmi e lo Stadio dei Cipressi (poi Stadio dei centomila e odierno Stadio Olimpico).
Ma l’epemento che colpisce di più nella visita di questo straprdinario complesso ar hitettonico della Roma del ‘900 è lo straodrdinario ciclo di mosaici pavimentali e parietali che copre una superificie di 10.000 metri quadrati realizzata su cartoni dei maggiori artisiti del Novecento come Giulio Rosso e Gino Severini da parte della scuola  mosaicisti del Friuli tra il 1934 ed il 1938, ispirandosi allo stile dei mosaici in bianco e nero di età antonina.

Un occasione per visitare uno spazio nato in epoca fascista, ancora una volta, per celebrare la romanità del fascismo e Mussolini come nuovo dvx, imperatore,  e per considerare l’opera dei grandi artisti  italiani del ‘900 che operavano con riscontri internazionali nonostante il regime

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